Mai stati uno dei miei gruppi preferiti, ne i loro dischi mi hanno mai entusiasmato troppo. Questo 'Only By The Night', quarto album di prossima pubblicazione non fa eccezione, però 'sto pezzo qui, 'Closer' che lo apre è fottutamente bello. Non potrà mancare in nessun mixtape del 2008 degno di tale nome!
lunedì 13 ottobre 2008
mercoledì 8 ottobre 2008
Moltheni - I Segreti Del Corallo
1.Vita rubina2.Gli Anni del malto
3.Che il destino possa riunire ciò che il mare ha diviso
4. L’amore acquatico
5.In porpora
6.Oh, morte
7. Corallo
8.Ragazzo solo, ragazza sola
9.Verano
10. L’Attimo celeste (Prima dell’Apocalisse)
11.Suprema
Così come non recensisco i dischi di Antony & The Johnsons, non posso farlo nemmeno con quelli di Umberto Giardini: sono troppo di parte e dunque decisamente inattendibile. Detto questo 'Vita rubina' è già un classico, le nuove versioni di 'In porpora' e 'Suprema' grandiose e 'Verano' m'ha già fatto scappare più di una lacrimuccia. Però lascio ad altri più attendibili del sottoscritto in materia moltheniana, le parole per una recensione organica:
http://www.asapfanzine.it
Moltheni - I segreti del corallo *****
Roberto Conti
Moltheni riesce ancora una volta a stupire tutti quanti con il suo quinto album I segreti del corallo che ha prima di tutto il merito di rincuorarci sul presente e sul futuro della discografia italiana. Lontano da etichette di genere, Umberto Giardini è in grado di rinnovarsi continuamente, mantenendo come capi saldi un gruppo di musicisti collaudato e una scrittura metaforica e surreale vero e proprio marchio di fabbrica, sceglie per questo ultimo lavoro una dimensione folk che si evolve attraverso un percorso simile ad un album di fotografie che raccontano episodi di vita, descrivono alla perfezione attimi e sentimenti. La prima parte del disco è più suonata e contiene brani che piaceranno sicuramente a chi apprezzò Toilette memoria e in parte anche Natura in replay. Vita rubina, la prima traccia, è di certo uno degli episodi più densi di suggestione: le passioni, le colpe, i delitti, restano fissati per sempre, incollati dalle parole e dal ritmo di un pezzo inquieto e commovente (e quando dico commovente vuol dire che ascoltandolo mi è scesa una lacrimuccia). Ci sono anche canzoni ariosissime, come Gli anni del malto o L’amore acquatico che ci donano un Moltheni sereno nel raccontare i sentimenti e la natura (perpetue armonie che mi trascinano e mi comprendono). Nella prima parte c’è anche il consueto brano strumentale Che il destino possa riunire ciò che il marea separato e poi In porpora, canzone ripescata da Splendore terrore in una nuova veste arricchita di strumenti, così come Suprema, ultimo ‘segreto del corallo’ ad essere svelato. La seconda parte del disco sceglie invece sonorità acustiche più minimali, nude, sullo stile del recente ep registrato in Svezia Io non sono come te. E così sono i testi a diventare assoluti protagonisti: “Vittime di noi, cavie prima o poi, porci pensieri in me riemergono… ultima fermata le tue labbra”. Le canzoni de I segreti del corallo vanno sorseggiate piano, altrimenti si rischia di perdere gran parte della fantasia e della poesia con le quali sono state scritte.
http://www.blackoutfirenze.it
Moltheni - I segreti del corallo
Esce dopo circa due anni d'attesa il nuovo album di Moltheni dal titolo "I Segreti Del Corallo". Concepito seguendo le direttive tecniche della produzione affidata all'esperienza di Giacomo Fiorenza, e realizzato secondo criteri usati 40 anni fa, questo nuovo lavoro di Moltheni appare più che mai, come il più maturo e simbolico che il cantautore marchigiano ci aveva regalato fino ad ora, e quindi estremamente rappresentativo di quel nuovo movimento folk di cui Moltheni appare oggi, il maggior rappresentante nella scena alternativa Italiana.Come una sorta di rituale pagano, nei "I Segreti Del Corallo", Moltheni sembra essersi spinto su territori visionari ed oscuri decisamente nuovi dove dolcezza e psichedelia viaggiano a braccetto, su tappeti e intrecci di chitarre assolutamente ipnotici, e dove la forma poetica delle liriche giunge come un fiume al mare, in una pace dei sensi, di rara bellezza.Un album di grande e delicata poesia, con brani capaci di delineare un nuovo ciclo per la musica d'autore italiana.
http://www.theshipmagazine.com
MOLTHENI – I Segreti del Corallo
Label: La tempesta dischi / Venus
Anno: 2008
A soli due anni dalla pubblicazione dell'ultimo EP, Io non sono come te, estratto dell'antecedente album Toilette memoria del 2006, torna uno dei cantautori più famosi della fascia alternativa musicale italiana, Moltheni, con il suo ultimo album I segreti del corallo (uscita prevista per il 10 Ottobre), caratterizzato da parti molto intime ma comunque nel pieno stile del cantautore marchigiano. Il disco si potrebbe scindere in due parti in quanto si nota una demarcazione tra le prime canzoni molto più suonate e complesse, a livello di musicalità, e le ultime che ritraggono la parte acustica del disco. L'album viene aperto da Vita Rubina, pezzo autobiografico con un sound semplicemente attraente, incantatore, a dir poco stupendo con un testo che va al di là della semplice rima fatta. C'è da dire anche che i testi poetici di Moltheni si sono sempre collocati in una posizione esterna a schemi o tabelle del cantautorato Italiano, pochi altri artisti riescono ad aver una penna così sottile in grado di esprimere questi concetti. Proseguo con l'ascolto del disco ed incontro Gli anni del Malto, canzone molto ritmata rispetto alla prima dove gli accordi puliti della chitarra si sposano con la voce del cantautore, senza indugi e senza traviare la mia attenzione sul contesto del testo. Moltheni trova anche il tempo per inserire nel disco una traccia unicamente strumentale tra tastiere, chitarre e ritmi di batteria, nel quale si inciampa quasi ipnotizzati dalla forza delle note, successivamente rimane impossibile non citare la bellissima In porpora molto romantica e davvero unica nel suo splendore; sicuramente assieme alla già sopracitata Vita Rubina le più belle canzoni dell'album. Uno stile, quello di Moltheni, unico ed inequivocabile costruito attorno ai suoi 5 dischi all'attivo, I segreti del corallo è un album in bilico tra l'alternativo, l'indie ed il folk, che si rivela fino in fondo uno dei lavori meglio riusciti del cantautore, che speriamo possa tornare alla ribalta prendendo ancora più piede in un panorama dove artisti come lui sanno farsi valere.
90/100
Di Sante Gianni
http://www.kronic.it
di Francesco Casuscelli ~ 15/09/2008
Le bellissime visioni di Moltheni
Come fare a giudicare un disco di Moltheni senza quel pizzico di positiva debolezza che si riserva ai grandi incompresi? Davvero dura. Moltheni non è un artista facile, ma a ben pensare neppure… difficile: fa canzoni con una discreta dose di pop - meno pop rispetto agli esordi, ma sempre in ambito pop siamo. Insomma, un artista accessibile ma nel contempo poco omaggiato dal successo rispetto alle sue reali potenzialità. Strano destino. Forse colpa del cantato in italiano, forse colpa di una voce che piace o non piace (non ci sono vie di mezzo), forse colpa di una proprietà di linguaggio che va oltre le solite rime e che rende il suo messaggio più ostico rispetto ad altri colleghi più ruffiani. Qui chiudiamo l’inciso iniziale – doveroso per tratteggiare un personaggio particolare nella scena underground italiana – e partiamo col parlare del nuovo album. “I segreti del corallo” è un disco in perfetta linea con le ultime produzioni di Moltheni, un disco arioso, visionario, curato. Non è un cd spietato come “Splendore Terrore”, anche se contiene pezzi estratti da quel lavoro - le bellissime “In Porpora” e “Suprema” – canzoni che anche in un nuovo contesto sanno ritagliarsi un loro spazio mantenendo intatta tutta la loro forza espressiva e tutta la loro bellezza. Prima parte che si apre ottimamente con l’autobiografica “Vita rubina” e che prosegue senza sbandare. Convincente anche il cosiddetto “lato B”, dal taglio più obliquo. Il cerchio si chiude alla perfezione con “L’attimo celeste (prima dell’apocalisse)”, un brano che ha un bell’incedere, con un testo tutt’altro che immediato e un arrangiamento ricco di sfumature. Poi è la volta di “Suprema” – qui riproposta con un “vestito” sonoro diverso, meno buia rispetto alla versione originale – e il finale è reale. In conclusione: un album di buon livello, fedele all’immaginario poetico e musicale descritto da Moltheni in questi ultimi anni. Un disco che ha qualcosa da dire e da raccontare e che non si perde in inutili virtuosismi o manierismi. Che peccato immaginarlo girare fra le solite mani, meriterebbe ben altri circuiti…
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Moltheni - I segreti del corallo *****
Roberto Conti
Moltheni riesce ancora una volta a stupire tutti quanti con il suo quinto album I segreti del corallo che ha prima di tutto il merito di rincuorarci sul presente e sul futuro della discografia italiana. Lontano da etichette di genere, Umberto Giardini è in grado di rinnovarsi continuamente, mantenendo come capi saldi un gruppo di musicisti collaudato e una scrittura metaforica e surreale vero e proprio marchio di fabbrica, sceglie per questo ultimo lavoro una dimensione folk che si evolve attraverso un percorso simile ad un album di fotografie che raccontano episodi di vita, descrivono alla perfezione attimi e sentimenti. La prima parte del disco è più suonata e contiene brani che piaceranno sicuramente a chi apprezzò Toilette memoria e in parte anche Natura in replay. Vita rubina, la prima traccia, è di certo uno degli episodi più densi di suggestione: le passioni, le colpe, i delitti, restano fissati per sempre, incollati dalle parole e dal ritmo di un pezzo inquieto e commovente (e quando dico commovente vuol dire che ascoltandolo mi è scesa una lacrimuccia). Ci sono anche canzoni ariosissime, come Gli anni del malto o L’amore acquatico che ci donano un Moltheni sereno nel raccontare i sentimenti e la natura (perpetue armonie che mi trascinano e mi comprendono). Nella prima parte c’è anche il consueto brano strumentale Che il destino possa riunire ciò che il marea separato e poi In porpora, canzone ripescata da Splendore terrore in una nuova veste arricchita di strumenti, così come Suprema, ultimo ‘segreto del corallo’ ad essere svelato. La seconda parte del disco sceglie invece sonorità acustiche più minimali, nude, sullo stile del recente ep registrato in Svezia Io non sono come te. E così sono i testi a diventare assoluti protagonisti: “Vittime di noi, cavie prima o poi, porci pensieri in me riemergono… ultima fermata le tue labbra”. Le canzoni de I segreti del corallo vanno sorseggiate piano, altrimenti si rischia di perdere gran parte della fantasia e della poesia con le quali sono state scritte.
http://www.blackoutfirenze.it
Moltheni - I segreti del corallo
Esce dopo circa due anni d'attesa il nuovo album di Moltheni dal titolo "I Segreti Del Corallo". Concepito seguendo le direttive tecniche della produzione affidata all'esperienza di Giacomo Fiorenza, e realizzato secondo criteri usati 40 anni fa, questo nuovo lavoro di Moltheni appare più che mai, come il più maturo e simbolico che il cantautore marchigiano ci aveva regalato fino ad ora, e quindi estremamente rappresentativo di quel nuovo movimento folk di cui Moltheni appare oggi, il maggior rappresentante nella scena alternativa Italiana.Come una sorta di rituale pagano, nei "I Segreti Del Corallo", Moltheni sembra essersi spinto su territori visionari ed oscuri decisamente nuovi dove dolcezza e psichedelia viaggiano a braccetto, su tappeti e intrecci di chitarre assolutamente ipnotici, e dove la forma poetica delle liriche giunge come un fiume al mare, in una pace dei sensi, di rara bellezza.Un album di grande e delicata poesia, con brani capaci di delineare un nuovo ciclo per la musica d'autore italiana.
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MOLTHENI – I Segreti del Corallo
Label: La tempesta dischi / Venus
Anno: 2008
A soli due anni dalla pubblicazione dell'ultimo EP, Io non sono come te, estratto dell'antecedente album Toilette memoria del 2006, torna uno dei cantautori più famosi della fascia alternativa musicale italiana, Moltheni, con il suo ultimo album I segreti del corallo (uscita prevista per il 10 Ottobre), caratterizzato da parti molto intime ma comunque nel pieno stile del cantautore marchigiano. Il disco si potrebbe scindere in due parti in quanto si nota una demarcazione tra le prime canzoni molto più suonate e complesse, a livello di musicalità, e le ultime che ritraggono la parte acustica del disco. L'album viene aperto da Vita Rubina, pezzo autobiografico con un sound semplicemente attraente, incantatore, a dir poco stupendo con un testo che va al di là della semplice rima fatta. C'è da dire anche che i testi poetici di Moltheni si sono sempre collocati in una posizione esterna a schemi o tabelle del cantautorato Italiano, pochi altri artisti riescono ad aver una penna così sottile in grado di esprimere questi concetti. Proseguo con l'ascolto del disco ed incontro Gli anni del Malto, canzone molto ritmata rispetto alla prima dove gli accordi puliti della chitarra si sposano con la voce del cantautore, senza indugi e senza traviare la mia attenzione sul contesto del testo. Moltheni trova anche il tempo per inserire nel disco una traccia unicamente strumentale tra tastiere, chitarre e ritmi di batteria, nel quale si inciampa quasi ipnotizzati dalla forza delle note, successivamente rimane impossibile non citare la bellissima In porpora molto romantica e davvero unica nel suo splendore; sicuramente assieme alla già sopracitata Vita Rubina le più belle canzoni dell'album. Uno stile, quello di Moltheni, unico ed inequivocabile costruito attorno ai suoi 5 dischi all'attivo, I segreti del corallo è un album in bilico tra l'alternativo, l'indie ed il folk, che si rivela fino in fondo uno dei lavori meglio riusciti del cantautore, che speriamo possa tornare alla ribalta prendendo ancora più piede in un panorama dove artisti come lui sanno farsi valere.
90/100
Di Sante Gianni
http://www.kronic.it
di Francesco Casuscelli ~ 15/09/2008
Le bellissime visioni di Moltheni
Come fare a giudicare un disco di Moltheni senza quel pizzico di positiva debolezza che si riserva ai grandi incompresi? Davvero dura. Moltheni non è un artista facile, ma a ben pensare neppure… difficile: fa canzoni con una discreta dose di pop - meno pop rispetto agli esordi, ma sempre in ambito pop siamo. Insomma, un artista accessibile ma nel contempo poco omaggiato dal successo rispetto alle sue reali potenzialità. Strano destino. Forse colpa del cantato in italiano, forse colpa di una voce che piace o non piace (non ci sono vie di mezzo), forse colpa di una proprietà di linguaggio che va oltre le solite rime e che rende il suo messaggio più ostico rispetto ad altri colleghi più ruffiani. Qui chiudiamo l’inciso iniziale – doveroso per tratteggiare un personaggio particolare nella scena underground italiana – e partiamo col parlare del nuovo album. “I segreti del corallo” è un disco in perfetta linea con le ultime produzioni di Moltheni, un disco arioso, visionario, curato. Non è un cd spietato come “Splendore Terrore”, anche se contiene pezzi estratti da quel lavoro - le bellissime “In Porpora” e “Suprema” – canzoni che anche in un nuovo contesto sanno ritagliarsi un loro spazio mantenendo intatta tutta la loro forza espressiva e tutta la loro bellezza. Prima parte che si apre ottimamente con l’autobiografica “Vita rubina” e che prosegue senza sbandare. Convincente anche il cosiddetto “lato B”, dal taglio più obliquo. Il cerchio si chiude alla perfezione con “L’attimo celeste (prima dell’apocalisse)”, un brano che ha un bell’incedere, con un testo tutt’altro che immediato e un arrangiamento ricco di sfumature. Poi è la volta di “Suprema” – qui riproposta con un “vestito” sonoro diverso, meno buia rispetto alla versione originale – e il finale è reale. In conclusione: un album di buon livello, fedele all’immaginario poetico e musicale descritto da Moltheni in questi ultimi anni. Un disco che ha qualcosa da dire e da raccontare e che non si perde in inutili virtuosismi o manierismi. Che peccato immaginarlo girare fra le solite mani, meriterebbe ben altri circuiti…
Se qualcuno desiderasse un preascolto prima di Venerdì prossimo, giorno dell'uscita: Beauty Lies In The Ear..
lunedì 22 settembre 2008
Làiv
Oggi primo giorno d'autunno segnalerei le cose migliori che m'è capitato di vedere (e ascoltare) la scorsa estate:
My Brightest Diamond - Inside A Boy (Urbino 10.08.08)
Antony & The Johnsons - Kiss My Name (Milano 10.09.08)
Patty Pravo - Sentimento (Verona 18.09.08)
My Brightest Diamond - Inside A Boy (Urbino 10.08.08)
Antony & The Johnsons - Kiss My Name (Milano 10.09.08)
Patty Pravo - Sentimento (Verona 18.09.08)
venerdì 12 settembre 2008
Antony veste Prada
Visto che siamo in tema, e io ancora abbastanza stordito dalla performance agli Arcimboldi.. a proposito tra i vari vips presenti citerei (a sopresa) Rudy Zerbi (il boss della Sony Music Italia) che produce gente tipo Roberta Bonanno di Amici, ma che evidentemente sa dove andare se vuole ascoltare un pò di musica di quella buona! Anyway, da ieri nelle principali boutiques Prada all over the world viene trasmessa questa clip. Davvero sublime (e con questo ho esaurito tutto il bonus settimanale, giuro di non pronunciare o scrivere più la parola 'sublime' fino a lunedì prossimo! :)
Fallen Shadows
CREDITS:
Created and directed by James Lima
Produced by HI! Production
Executive Producer: Max Brun
Visual Effects by Sight Effects
Animation Company: POP Shanghai
Titles by 2x4
Music and Lyrics by Antony and the Johnsons
Created and directed by James Lima
Produced by HI! Production
Executive Producer: Max Brun
Visual Effects by Sight Effects
Animation Company: POP Shanghai
Titles by 2x4
Music and Lyrics by Antony and the Johnsons
Il canto e l'incanto
Antony and the Johnsons + The Milan Symphony Orchestra (conducted by Jim Holmes) - Live @ Teatro degli Arcimboldi (MI)


SETLIST:
'Mysteries of love', i misteri dell'amore di Angelo Badalamenti e David Lynch mi introducono verso il buio. I lumini sui leggii dell'orchestra sinfonica di Milano sono l'unica fonte di luce in tutto il teatro. Antony è solo un'ombra, un'ingombrante sagoma scura, nuda, cruda e privata da ogni forma di materialità corporea stagliata al centro del palco. Tutto il resto è superfluo. La sua voce è canto ed incanto. Non avrà mai un occhio di bue puntato addosso e in tutto lo spettacolo, dopo la buia essenzialità iniziale, rimarrà sospeso fra luce ed ombra. Vedere senza guardare, perchè il confine fra realtà e fantasia, fra dannazione e redenzione, fra luce ed ombra, per l'appunto, rimanga sempre flebile e labile. Esattamente come succede in gran parte delle sue canzoni, specialmente quelle scelte per essere arrangiate da un'orchestra sinfonica che quindi rappresentano l'ossatura della setlist proposta agli Arcimboldi. Un susseguirsi di inni all'abbattimento delle barriere, di tutte le barriere e alla dissoluzione dei confini, di tutti i confini: 'Cripple and the starfish', 'Everything is new', 'For today I am a boy', 'Dust & Water' (finalmente nella sua versione compiuta), 'I fell in love with a dead boy', l'ormai immancabile 'Crazy in love' di Beyoncè; alternati ad inediti che usciranno nell'EP 'Another world' il prossimo mese e nel nuovo album 'The crying light' a gennaio 2009. Il Teatro degli Arcimboldi, stipato fino all'inverosimile, naturalmente segue in religioso silenzio come sempre accade nei concerti di Antony (vieppiù con un'intera orchestra sinfonica alle sue spalle), per poi esplodere fragorosamente fra un'interpretazione e la successiva. Ad un certo punto arrivano 'Everglade' (uno dei pezzi nuovi e a mio modesto parere anche uno dei pezzi migliori che abbia mai scritto) e la mia 'Rapture' (il primo pezzo di Antony che abbia mai ascoltato: lo cantava in carcere nel film di Steve Buscemi 'Animal factory' per la cronaca) ed è la sublimazione del già sublime, oltre al preciso istante in cui perdo la cognizione dello spazio-tempo. Non saprei quindi dire se Antony e l'orchestra sinfonica di Milano abbiano poi proseguito per mezz'ora, un'ora o tutta la notte, però torno in me con i dieci minuti di applasusi, grida e strepitii vari per un nuovo bis, dopo la già meravigliosa 'River of sorrow'. Secondo bis che però non verrà concesso: Antony tornerà in scena con la sua tunica lillà da antica dea romana solo per ringraziare commosso uno dei pubblici più caldi ed appassionati che io ricordi a memoria di decine e decine di concerti cui ho assistito. Dunque non mi non rimane altro se non tornare alla realtà, una realtà in cui la bellezza ha bisogno della luce per essere vista. Una realtà, in definitiva, dove il canto quasi mai è incanto.
SETLIST:
Mysteries of Love, Christina's farm, Cripple and the starfish, For today I am a boy, I fell in love with a dead boy, Kiss my name, Everglade, Rapture, Ghost, Crazy in love, Dust and water, Everything is new, Her eyes are underneath the ground, River Of Sorrow.
mercoledì 27 agosto 2008
La Berta Maggiore (Special)
La Berta Maggiore (calonectris Diomedea) è uno splendido uccello marino piuttosto diffuso nell'Italia insulare, ma siccome non è che mi sia dato improvvisamente all'ornitologia, confesso che se non fosse perchè in lingua inglese viene chiamato 'Shearwater' indubbiamente non ne avrei parlato. 'Shearwater' è infatti anche il nome della band di Jonathan Meiburg (lui si ornitologo), nata da una costola degli Okkervill River, perché oltre all'ornitologia e a scrivere canzoni Meiburg si è occupato per anni delle tastiere degli OR. Il loro 'Rook' è decisamente il mio disco preferito dell'anno, almeno considerando che il contatore del mio iPod segna 47 ascolti negli ultimi 3 mesi, senza considerare quelli effettuati dal relativo leak scaricato a fine maggio, che però rispetto alla versione acquistata su iTunes non comprendeva le eccellenti bonus tracks, covers di Baby Dee incluse. Confesso di aver seguito questa band un pò distrattamente fin dal loro esordio (2001 per la precisione), ma è stato solo con 'Palo Santo' del 2006, l'album ispirato e dedicato a Christa Paffgen (aka Nico) che ho realizzato il fatto che Meiburg & Co. avrebbero potuto davvero .. spiccare il volo (e mai una mia previsione allegorica è stata più azzeccata di questa!). Con 'Rook', un perfetto intruglio di spleen radioheadiani, fumantini arpeggi psych folk, esplosioni elettriche indie (post) rock e delicati acquarelli cameristici, il mio timido innamoramento s'è trasformato in giuramento di amore eterno. Non vi starò a tediare con una recensione, anche perchè potrei sottoscrivere parola per parola quelle di ondarock, sentireascoltare e vitaminic però nei commenti troverete la loro discografia in links rapidshare. Il mio consiglio, se siete interessati, è quindi quello di procedere a ritroso e cominciare il viaggio migratorio della Berta Maggiore dal punto di arrivo, non foss'altro, se non credete alle mie parole, per la splendida copertina hitchockiana (per la cronaca 'Rook' è anche la parola gergale inglese usata per riferirsi al corvo nero, corvus corax per chi ha studiato!).
Buon volo, dunque!
martedì 26 agosto 2008
Un altro mondo
E' prevista per il 7 ottobre l'uscita dell'EP 'Another World' di Antony & The Johnsons che anticipa il nuovo album ('The Crying Light') per il quale occorrerà attendere fino a Gennaio prossimo.
L'EP conterrà il primo vero e proprio singolo del nuovo album (l'ipnotica e dolorosa title track sulle bellezze naturali del mondo e su come queste ci mancheranno una volta distrutte definitivamente dall'uomo), un paio di canzoni già proposte nei live degli ultimi anni e finalmente incise (il lieder pianistico di 'Crackagen' e lo shangri-la esorcistico di 'Shake That Devil'), la surreale e pastorale 'Sing For Me' e l'epica, orchestrale e maestosa 'Hope Mountain' (la storia dell'esodo di una popolazione colpita da una devastante alluvione verso la montagna, qui allegoricamente intesa come redenzione salvifica). In soldoni ecco la tracklist:
1. Another World
2. Crackagen
3. Shake That Devil
4. Sing For Me
5. Hope Mountain
2. Crackagen
3. Shake That Devil
4. Sing For Me
5. Hope Mountain
Non c'è più traccia di Candy Darling invece sulla cover art dell'EP che è invece uno scatto del 1984 effettuato da Pierre-Olivier Deschamps al Theatre du Chatelet di Parigi con soggetto il ballerino e coreografo giapponese Kazuo Ohno, co-fondatore tra l'altro della danza Butoh.
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