mercoledì 15 settembre 2010

Le luci del cigno (ultima parte)

Flètta (8): Una sorpresa questa, almeno per me, visto che non mi posso esattamente annoverare tra i fan di Bjork. Non che mi aspettassi disastri, ma di certo nemmeno questa piccola gemma astrattista. Antony racconta che il pezzo è nato in Giamaica durante le registrazioni di Volta quando sedutosi al piano e strimpellando una melodia la stessa Bjork ha cominciato ad improvvisare vocalmente in una lingua che oscillava fra l’islandese e il completamente inventato solo per il gusto onomatopeico del suono dei fonemi. Di fatto la canzone è questa, dato che poi lui ha solo aggiunto la sua parte vocale, limitandola ai controcanti. E l’insieme ha in se qualcosa di magicamente arcano. Mi fa pensare al cabaret e a Weil/Brecht, magari però trasposti nel mondo degli elfi.

Salt Silver Oxygen (8,5): Il grado di civiltà di una società non si misura attraverso le sue punte di progresso più avanzate, bensì nel modo in cui vengono trattati gli ultimi, i diversi. Una società che li emargina e li mortifica non può dirsi civile. No, non è il Vangelo, ma Antony ascoltato da queste mie stesse orecchie. Lui è anche convinto che il mondo sarebbe migliore se a governarlo fosse il femminino, inteso come sensibilità, visione e istinto procreativo. Elect the salt mother. E’ più che un invito elettorale è Cristo che si fa femmina, perché come maschio ha miseramente fallito. Ed è anche una cavalcata sinfonica di un Nico Muhly ispiratissimo.

Christina’s Farm (9): E alla fine la circolarità delle melodie trova il suo concretizzarsi concettuale. Partiti con ‘Everything Is New’ ci ritroviamo alla fine del viaggio. “.. everything was new, tenderly renewed ..”, ma in realtà non ci siamo mossi neppure di un millimetro è il nostro spirito il vero viaggiatore, per mezzo degli stati d’animo che si sono susseguiti attraverso la consapevolezza di cosa si è, come si è, perché si è e dove si è. E poco importa che magari si è nella fattoria di Christina Chalmers (la mamma di Sierra e Bianca Casady) in Camargue, nel sud della Francia. Il luogo conta solo in quanto fattore d’ispirazione per vedersi con occhi diversi, occhi nuovi. E d’incanto tutto quello che ci circonda diventa diverso. Diventa nuovo. Sette minuti e venti di pura grazia.

E’ di nuovo notte. Devo assolutamente mettere questo disco di nuovo dall’inizio. Ci saranno sicuramente passaggi, sensazioni e sfumature che mi sono sfuggite. Perché ‘Swanlights’ è un disco più consistente, eppure allo stesso tempo anche più intangibile, di quelli che l’hanno preceduto. Non so ancora se migliore o peggiore, questo sarà solo il tempo a dirmelo. Anzi lo dirà al mio spirito, che sotto forma di fantasma violetto, si libererà danzando alla luce riflessa dalle increspature dell’acqua.

5 commenti:

Joyello ha detto...

"Bjork ha cominciato ad improvvisare vocalmente in una lingua che oscillava fra l’islandese e il completamente inventato solo per il gusto onomatopeico del suono dei fonemi"
E c'è ancora chi sostiene che non sia una cretina! :)

birdantony ha detto...

dal che ne deduco che questa volta i nostri primi pensieri all'ascolto del brano siano grosso modo divergenti! siamo tornati alla normalità insomma! :)

SigurRos82 ha detto...

Ancora non ho ascoltato, sono sommersa di roba :(

Pierolupo ha detto...

Per me, complessivamente una delusione

angelus86 ha detto...

La voce di Bjork non mi emozionava così dai tempi di Vespertine. Bellissimo il duetto :')