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mercoledì 15 dicembre 2010

Classificone del 2010

Niente trucco e niente inganno, solo il contatore degli ascolti dell'iPod in ordine decrescente. Magari risultano penalizzate alcune nuove uscite (Hugo Race e i The Coral acustici), ma quest'anno massimo dell oggettività e della trasparenza! :) Vai col countdown......

30) Le Noise. Neil Young
29) Constant Companion. Doug Paisley
28) Grey Oceans. Cocorosie
27) Cattive Abitudini. Massimo Volume
26) Beam Me Up!. Daniel Johnston & The Beam Orchestra
25) Becoming A Jackal. Villagers
24) The Devil And I. Lone Wolf
23) Brothers. The Black Keys
22) I'm New Here. Gil Scott-Heron
21) Elva Snow. Elva Snow

20) Admiral Fell Promises. Sun Kil Moon
19) Have One On Me. Joanna Newsom
18) Vexations. Get Well Soon
17) Per Ora Noi La Chiameremo Felicità. Le Luci Della Centrale Elettrica
16) Mirror Mirror. The Irrepressibles
15) The Suburbs. Arcade Fire
14) Dear God I Hate Myself. Xiu Xiu
13) God Willin' & The Creek Don't Rise. Ray LaMontagne & Pariah Dogs
12) I See The Sign. Sam Amidon
11) All Delighted People/Age Of Adz. Sufjan Stevens

10) Inter Ambiter. Inlets
9) The Wonder Show Of The World. Bonnie 'Prince' Billy & The Cairo Gang
8) Ain't No Grave - American Recordings VI. Johnny Cash
7) And The Pioneer Saboteurs. Micah P. Hinson
6) Swanlights. Antony & The Johnsons
5) High Violet. The National
4) The Courage Of Others. Midlake

ed ora vai col podio....

3) Grinderman II. Grinderman

2) The Golden Archipelago. Shearwater

1) Queen Of Denmark. John Grant

Senza avere la pretesa di dire che questi siano i dischi più belli dell'anno. Semplicemente sono quelli che ho ascoltato di più! :) A brevissimo i link e la tracklist della compilation riassuntiva dei 30 suddetti albums....


domenica 12 dicembre 2010

L'inno ufficiale del Natale 2010

A breve si torna a pieno regime, con classifiche e compilations di fine anno. Anche perchè quell'infame di Joyello ne ha messa una da par suo, difficile da superare, QUI.
Nel frattempo questa è la canzone con la 'C' di questo Natale. Non posso pubblicizzare troppo i nomi dei grandissimi artisti coinvolti nel progetto, anche per non scatenargli contro la procura antidoping, io comunque sono Boy George..

lunedì 18 ottobre 2010

Almost Blue In October

Si lo so e lo ripeto, come direbbe anche Joyello, sono un blogger da strapazzo con le mie pause alla Celentano. Anyway ogni tanto ritornano e si manifestano e visto che da più parti mi si richiede la compilation ottobrina, son tornato per riporvela nella vaschetta. Compilation bell'autunnale con ben tre bonus track, che da sole varrebbero il prezzo del biglietto (tipo una galoppata con dribbling e cross finale del buon Milos Krasic). Ma bando alle ciancie..



Bitter Beauty
JASON COLLETT
Big Sur
SISKIYOU
The Hair Song
BLACK MOUNTAIN
Jail
DONOVAN WOODS
Fields Of Green
GIANT SAND
Anda Jaleo
JOSEPHINE FOSTER
Futile Devices
SUFJAN STEVENS
Fuck Me
YANN TIERSEN
Stormy Weather
TEITUR
Love And War
NEIL YOUNG
Praises In Your Name
ADAM HATWORTH STEPHENS
Dia Dos Namorados!
BROKEN RECORDS
I Stand Alone
DOUG PAISLEY
The Taking Under
ELF POWWER
Jimmie Standing In The Rain
ELVIS COSTELLO
Fra Le Tue Braccia
PAOLO CONTE
...
Acts Of Man
MIDLAKE Live At The Denton Sessions
Thank You for Your Love
ANTONY Live At Later With Jools Holland
Where Dreams Go To Die
JOHN GRANT Live In Bella Union Studio


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lunedì 27 settembre 2010

Il Mago di Adz


Premesso che l'elettronica io la digerisco più o meno allo stesso modo di un piatto di cozze ripiene, l'impatto col nuovo album di Sufjan è stato tipo un pugno sullo stomaco a maggior ragione dopo l'EP dello scorso mese. La digestione è lenta, perchè il piatto è talmente ricco che straborda di grassi e carboidrati. La professoressa Boschero (a proposito stasera ore 21:00 su Radio2 la 'nostra' intervista ad Antony, più uno speciale su 'Swanlights') descrive 'The Age of Adz' come ".. un'apocalisse elettronica per orchestra e nintendo.." direi in modo molto calzante. Più modestamente il vostro si limiterebbe ad un: "suona come gli Animal Collective arrangiati da Van Dyke Parks", che secondo me è altrettatnto calzante. Assolutamente da provare (vedasi il link qui a destra) perchè si candida (una volta digerito) ad essere l'album dell'anno! Bluuuuuuuuurp (scusate in genere non sono così maleducato!)

lunedì 20 settembre 2010

M'hanno cassato la compi, sigh

Ora non si limitano a mettere offline i link, ma cancellano anche il post di provenienza, sigh. Provo a rimettere Almost Blue In September (senza tracklist) nei commenti a questo post!

mercoledì 15 settembre 2010

Le luci del cigno (ultima parte)

Flètta (8): Una sorpresa questa, almeno per me, visto che non mi posso esattamente annoverare tra i fan di Bjork. Non che mi aspettassi disastri, ma di certo nemmeno questa piccola gemma astrattista. Antony racconta che il pezzo è nato in Giamaica durante le registrazioni di Volta quando sedutosi al piano e strimpellando una melodia la stessa Bjork ha cominciato ad improvvisare vocalmente in una lingua che oscillava fra l’islandese e il completamente inventato solo per il gusto onomatopeico del suono dei fonemi. Di fatto la canzone è questa, dato che poi lui ha solo aggiunto la sua parte vocale, limitandola ai controcanti. E l’insieme ha in se qualcosa di magicamente arcano. Mi fa pensare al cabaret e a Weil/Brecht, magari però trasposti nel mondo degli elfi.

Salt Silver Oxygen (8,5): Il grado di civiltà di una società non si misura attraverso le sue punte di progresso più avanzate, bensì nel modo in cui vengono trattati gli ultimi, i diversi. Una società che li emargina e li mortifica non può dirsi civile. No, non è il Vangelo, ma Antony ascoltato da queste mie stesse orecchie. Lui è anche convinto che il mondo sarebbe migliore se a governarlo fosse il femminino, inteso come sensibilità, visione e istinto procreativo. Elect the salt mother. E’ più che un invito elettorale è Cristo che si fa femmina, perché come maschio ha miseramente fallito. Ed è anche una cavalcata sinfonica di un Nico Muhly ispiratissimo.

Christina’s Farm (9): E alla fine la circolarità delle melodie trova il suo concretizzarsi concettuale. Partiti con ‘Everything Is New’ ci ritroviamo alla fine del viaggio. “.. everything was new, tenderly renewed ..”, ma in realtà non ci siamo mossi neppure di un millimetro è il nostro spirito il vero viaggiatore, per mezzo degli stati d’animo che si sono susseguiti attraverso la consapevolezza di cosa si è, come si è, perché si è e dove si è. E poco importa che magari si è nella fattoria di Christina Chalmers (la mamma di Sierra e Bianca Casady) in Camargue, nel sud della Francia. Il luogo conta solo in quanto fattore d’ispirazione per vedersi con occhi diversi, occhi nuovi. E d’incanto tutto quello che ci circonda diventa diverso. Diventa nuovo. Sette minuti e venti di pura grazia.

E’ di nuovo notte. Devo assolutamente mettere questo disco di nuovo dall’inizio. Ci saranno sicuramente passaggi, sensazioni e sfumature che mi sono sfuggite. Perché ‘Swanlights’ è un disco più consistente, eppure allo stesso tempo anche più intangibile, di quelli che l’hanno preceduto. Non so ancora se migliore o peggiore, questo sarà solo il tempo a dirmelo. Anzi lo dirà al mio spirito, che sotto forma di fantasma violetto, si libererà danzando alla luce riflessa dalle increspature dell’acqua.

martedì 14 settembre 2010

Le luci del cigno (seconda parte)

Violetta (s.v.): 35 secondi di interludio neoclassico a richiamare almeno nel titolo La Traviata, un’introduzione che non esiterei a definire superflua, anche perchè..

Swanlights (9,5): Eccolo il pezzo che aspettavo da anni. Qualcosa che portasse la sua vocalità su una dimensione oscura, magmatica, malsana, molto Scott Walker nella sua ultima trilogia. Già fin da subito fa capolino l’inquietudine col primo verso mandato al contrario, anche se non esattamente un messaggio satanico (tranquilli, dice solo un innocuo: “he’s everything”) e poi il pianoforte che si distende su un tappeto di droni elettrici, basso e chitarra che non accompagnano la melodia, ma creano un’atmosfera misteriosa a tratti claustrofobica sulla quale la voce di Antony, su più tracce audio, si dispiega in un recitativo cantilenante. Socchiudendo gli occhi quasi riesci a vederlo l’effetto della luce riflessa nell’acqua increspata che evoca il tuo spirito e lo lascia danzare ammantato solo della sua ritrovata libertà. Un oscuro canto sciamanico che accompagna ombre danzanti nella notte. Pietra miliare.

The Spirit Was Gone (8): Probabilmente l’unico pezzo dell’album, davvero scritto in una canonica forma canzone, cioè con una melodia che si dipana in strofe ed incisi crescenti. Ricorda molto da vicino, almeno musicalmente, le cose di ‘I Am A Bird Now’ con quella sua circolarità minimal-cameristica raddolcita dall’intervento, che si fa via via sempre più corposo, della sezione archi dei Johnsons. Siamo dalle parti di ‘Man Is The Baby’ e ‘What Can I Do’ insomma, eppure il testo ci riporta ad una nuova riflessione sulla dicotomia corpo/spirito presente in tutto questo nuovo disco. Delicato, seppur tendente al drammatico, affresco per stemperare la visionarietà inquietante della title track che l’ha preceduto e riportarci su ambientazioni più confortevoli e consone da parte del Nostro.

Thank You For Your Love (7,5): Come già capitato in passato, probabilmente è destino che il primo singolo si riveli la canzone forse meno riuscita del disco, ma ad ogni modo anche questa volta io la penso così. Non che il pezzo sia brutto in se e addirittura risulta in un certo qual modo anche funzionale allo sviluppo dell’album dal momento che aggiunge quel pizzico di leggerezza necessaria dopo la drammaticità delle due canzoni precedenti. Antony racconta di averlo scritto nell’ormai lontano 1992 appena giunto a New York, dedicandolo ad una persona specifica che gli stette vicino in quegli anni turbolenti, accompagnando la sua crescita umana ed artistica. Da qui la scelta di inserire nel video ufficiale foto e spezzoni di vecchie pellicole su Super 8 che lo ritraggono proprio in quel periodo e forse occorre proprio guardarselo il video mentre si ascolta la canzone per poterla apprezzare appieno.

[CONTINUA]

Le luci del cigno (prima parte)

Antony & The Johnsons - Swanlights


E’ notte. C’è una strana luce che si riflette nell’acqua, accarezzandone le increspature. Tutto sembra acquietarsi. Lo spirito si fa forza e fuoriesce dal corpo. E’ un fantasma di colore viola e trova la sua giusta dimensione nel conforto di queste luci magiche. Swanlights. Naturale prosecuzione di ‘The Crying Light’, al quale segue sorprendentemente, per i tempi del Nostro, dopo appena un anno e mezzo. Cambia solo la prospettiva nello sguardo dell’artista che è rivolto non più verso il mondo esterno, bensì indugia nei meandri della propria interiorità. E’ un disco molto spirituale, pur sempre laicamente parlando, è meditativo, pur non meditabondo. E’ l’affresco di un’anima d’artista e comincia con..

Everything Is New (8): Finalmente immortalato nella discografia ufficiale uno dei pezzi più suggestivi negli show degli ultimi 5 anni. Antony lo accorcia e sceglie la versione con la band anziché quella orchestrale e in definitiva fa bene perché non si tratta di una canzone. Non c’è strofa, ne inciso, ne tantomeno il testo. E’ una sorta di mantra, non propiziatore e nemmeno celebrativo bensì una semplice presa d’atto. Parlando di questo pezzo Antony dice infatti che non vuole affatto esprimere tanto il nuovo o il rinnovamento in se, bensì una sorta di mutamento dello stato interiore che cambia la prospettiva di ciò che si osserva. Un po come vedere l’esistente con occhi differenti. Tutto è nuovo, niente è nuovo. Un piccolo classico.

The Great White Ocean (8,5): Comincia nel fade-out della precedente e fin da subito salta all’orecchio che si tratta di una versione riveduta e corretta rispetto a quella ‘regalata’ due anni fa alle collezioni di Prada. Non rivoluzionata, ma in un certo qual modo asciugata e linearizzata. Gli sperimentalismi elettroacustici sullo sfondo vengono attenuati per far risaltare voce e chitarra acustica. E’ una litania dolce e terribile al tempo stesso. Un’invocazione ai nostri cari, mai dimenticati, ad accoglierci nel grande oceano bianco dove nuotano le anime alla fine dell’esistenza terrena. E’ anche una preghiera per il ricongiungimento e un’esortazione a non dimenticarci mai, invece di dirgli noi: “Non ti dimenticheremo mai”. Questa canzone a me commuove fin quasi alle lacrime. E non voglio aggiungere una riga di più.

Ghost (9,5): Ecco che arrivano Nico Muhly ed orchestra sinfonica (che poi però torneranno anche più avanti) e siamo già ad uno dei vertici assoluti di questo disco, ma non solo di questo disco. Antony l’ha definita una canzone carica di gioia e di ottimismo. E’ un po l’espressione di quello stato che lui definisce le luci del cigno. Lo spirito viola che fuoriesce dal corpo sotto forma di fantasma e cambia pelle come un serpente. Si libra nell’aria curioso ed irrequieto per osservare e capire il mondo, quello tangibile e quello intangibile. La costruzione musicale poi la trovo sublime, con il pianoforte inquieto che introduce e inframmezza le soavi aperture sinfoniche degli archi. Un pezzone davvero.

I’m In Love (7,5): Dopo tanta spiritualità ecco arrivare un pizzico di leggerezza introdotta da un giro melodico che ricorda un po il ‘fra martino campanaro’ se ci fate caso. E’ un Antony anche per la prima volta un pizzico psichedelico, tra flauti traversi, organo e percussioni improvvisate mentre celebra l’Amore, e anche questa a dire il vero è una novità per lui. Canzone gradevole che a me fa venire in mente i Fleet Foxes, un piacevole intermezzo prima di giungere ad un altro dei vertici assoluti del suo intero repertorio finora.

[CONTINUA]


martedì 10 agosto 2010

Alex goes unplugged

Si, per qualche giorno credo proprio di tenere staccata la spina di qualunque utensile si serva della corrente alternata. Sono decisamente cotto. Ma non posso lasciarvi senza l'almost blue agostana, anche perchè, chi ha detto che ad agosto non escono dischi? E quindi in tema di staccare la spina, questa compilation di novità e previews sarà quasi completamente unplugged e decisamente folkeggiante. Buon ascolto e.. a presto!


01. Thank You For Your Love
ANTONY AND THE JOHNSONS
02. She Was Raised By A Man With A Sickness
BRADLEY HATHAWAY
03. Cincinnati
NICK JAINA
04. Drunkdards Dream
DEAD BROTHERS
05. Spawl I
ARCADE FIRE
06. Hard Times
JOE PURDY
07. Nothern Skies
I AM KLOOT
08. You Were A Boxer
PACIFIC OCEAN FIRE
09. Simple Fates
RAVENNA WOODS
10. Nerves Of The Nightmind
FRONTIER RUCKUS
11. Treat You Like A Woman
JOHN McKEOWN
12. Fever
DAVE CLOUD & THE GOSPEL OF POWER
13. The Message
MIDNIGHT JONES
14. Wayfaring Stranger
RED HORSE
15. Nickel Mountain
THE TIN HAT TRIO
16. Returnal
ANTONY/FENNESZ


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venerdì 30 luglio 2010

Nella batisfera

"Quando avevo 7 anni, sognavo di vivere in una batisfera". Che poi sarebbe una cupola di vetro immersa nelle profondità marine, e che penso in una sola frase possa descrivere benissimo il mondo interiore di Callahan, quello che poi si esprime nella sua musica e nelle sue parole. Al contrario però della mia retrospettiva su Bonnie 'Prince' Billy, questa volta non ho scelto una canzone per album, bensì mi sono concentrato sulla sua produzione più recente (diciamo gli ultimi 6 dischi con un piccolo tuffo nel passato relativamente alla simil title track), perchè credo che tutto il suo percorso a partire dal lo-fi estemo degli esordi in fondo sia stato finalizzato per giungere a ciò che è e rappresenta oggi. Un istant-classic, unico ed inimitabile. Bastano le prime due note di un arpeggio, che poi sarà ripetuto allo stremo di una perpetua circolarità o una lenta rullata di batteria introduttiva, ancor prima del suo cantato caldo e distaccato al tempo stesso, per farcelo individuare con indubitabile certezza. La accendiamo? Si è Bill Callahan in arte Smog, confermo!
Restrospettiva musicale che ho articolato su due CD, il primo da studio ed il secondo live con il concerto del 2009 trasmesso da Arte.. en direct de la Route du Rock). Ah, nel file rar ho messo anche un pdf con tutti i testi delle canzoni selezionate, che Callahan è un altro signore per cui ciò che dice assume una valenza altrettanto importante rispetto al come lo dice!
Insomma chi lo conosce già troverà in questa retrospettiva dell'ottimo materiale per un ripasso, mentre per tutti coloro ancora piuttosto estranei alle sue straordinarie canzoni un invito ad entrare nella batisfera. Sono certo che non ne resterete delusi!


CD1:
Bathysphere
Feathers By Feathers
Jim Cain
Say Valley Maker
Our Anniversary
From The Rivers To The Ocean
I'm New Here
Dress Sexy At My Funeral
Vessel In Vain
Diamond Dancer
Eid Ma Clack Shaw
A Guiding Light
Rock Bottom Riser
Ambition
Too Many Birds
All Thoughts Are Prey To Some Beast

CD2:
Our Anniversary (Live)
Diamond Dancer (Live)
The Wind And The Dove (Live)
Too Many Birds (Live)
Bathysphere (Live)
Jim Cain (Live)
All Thoughts Are Prey For Some Beast (Live)
Say Valley Maker (Live)
Eid Ma Clack Shaw (Live)

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lunedì 26 luglio 2010

I Sobborghi..

Probabilmente necessita ancora di ulteriori ascolti e nemmeno la definizione che Butler ha dato a NPR (cioè.. Neil Young che incontra i Depeche Mode) è calzante per il nuovo album degli Arcade Fire. Più pop del solito ma un pop cangiante del tipo che provate a mettere il puntatore del vostro mouse sulla copertina qui sotto che rende bene l'idea..



Ai primi ascolti, sebbene molto diverso sia da 'Funeral' che da 'Neon Bible', mi piace molto. Ma aspetterò prima di esprimermi di più e meglio! :)

martedì 20 luglio 2010

(Almost) Summer

Avrei pronta anche una compilation monografica su Bill Callahan (compilation doppia con primo disco da studio e secondo dal vivo), ma per ora anticipiamo la 'classica' selezione con novità discografiche varie (e qui anche con 2 inediti del Principe e dei PJ). Naturalmente voi non fatevi ingannare dall'immagine scelta per la copertina, che tanto un pochino il mood delle mie compilations lo conoscete e quindi sapete che di così solare ed estivo non ci troverete tantissimo! :) Anyway..



01. The Daemon Lover
Alasdair Roberts
02. Down In The Street Below
The Divine Comedy
03. Butterfly House
The Coral
04. Slippery When Wet
The Acorn
05. Fireflies
John Grant
06. Speak Not Its Name
The Wailing Wall
07. Snake Song
Isobel Campbell & Mark Lanegan
08. The Pulse
The Magic Numbers
09. Careless
Fred Eaglesmith
10. Cowboy Boots
Howe Gelb & A Band Of Gipsies
11. Omaha
Kristy McGee & The Hobopop Collective
12. Alesund
Sun Kil Moon
13. Lilac Wine
The Cinematic Orchestra
14. Beautiful
Jamie Drake
15. Travelling Far
The Tealeaves
16. Loving Time
J. Shogren
17. How Deep Is Your Man
Richard Ashcroft & The United Nations Of Sound
18. Jealous Guy
Marissa Nadler
19. Love In The Hot Afternoon
Matt Sweeney & Bonnie 'Prince' Billy
20. Better Days
Pearl Jam


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giovedì 15 luglio 2010

I paesaggi lunari di Mark Kozelek

Sun Kil Moon - Admiral Fell Promises


Fuori dallo spazio tempo come mai prima d'ora Mark Kozelek, ormai giunto al quarto disco a nome Sun Kil Moon. Non c'è praticamente null'altro al di fuori di fingerpicking, voce e il fantasma di Nick Drake che si aggira nelle desolazioni interiori di Kozelek. Un piccolo gioiellino, davvero intimo e trasognato di malinconie lunari. "No, questa non è la mia chitarra, l'ho data ad un amico. E no, non sto cantando, sono solo un uomo solitario..". Le prime parole di questo disco che ne catturano inesorabilmente l'anima.
(Nei commenti un paio di link per il download, consigliato vivamente!)

lunedì 12 luglio 2010

E se la compilation la fa Tom Waits?

Viene sicuramente meglio di una qualsiasi delle delle mie! :)




P.S.: E invece, per celebrare la Spagna e Paul, i vincitori a ex-equo del mondiale..

mercoledì 7 luglio 2010

Lilac Wine

Per il 50mo anniversario della Dr. Martens alcuni artisti sono stati chiamati ad incidere 10 classici che meglio potessero rappresentare lo spirito della storica etichetta discografica. Fra i primi The Cinematic Orchestra che hanno sviluppato a loro modo 'Lilac Wine' (ispirata più alla versione di Jeff Buckley che a quella originale di Nina Simone). Il risultato audio e video è comunque a mio modesto parere uno spettacolo!!! La canzone è anche in download gratuito sul sito della Dr. Martens ed il making of delle animazioni del video si può ammirare sul sito della Blind. In una parola: fantastico!!!

mercoledì 30 giugno 2010

(Almost) Blue

Avevo pensato per l'estate ad una compilation tematica sulla parola 'bird', ma complice anche la fantastica puntata di ieri sera di Moby Dick con scaletta tutta di canzoni con invece 'blue' nel titolo e con annesse richieste di compilation tematica in questo senso, ho cambiato target. La scaletta di ieri serà l'ho riveduta e corretta, soprattutto nel senso di aggiungere qualcos'altro che c'era nel mio iPod e naturalmente escludendo 'blu' e 'blues' che altrimenti sarebbe stato troppo facile. Ad ogni modo non è esattamente un ascolto fresco fresco, allegro allegro, estivo estivo, seppure di grande musica sempre si tratti e l'unica controindicazione è che se qualcuno si trovasse momentaneamente in una fase 'blue', ecco, difficilmente riuscirà a risollevarsi con questa compilation! :) Ma bando alle ciancie..


Tracklist:

01. Blue - JONI MITCHELL
02. Almost Blue - ELVIS COSTELLO
03. Pale Blue Eyes - THE VELVET UNDERGROUND
04. Words Tangled In Blue - BARZIN
05. Little Girl Blue - NINA SIMONE
06. Came Blue - SMOG (Bill Callahan)
07. Famous Blue Raincoat - LEONARD COHEN
08. Blue Moon - BILLIE HOLIDAY
09. Blue Christmas - SCOTT MATTHEW
10. Way To Blue - NICK DRAKE
11. Black And Blue - THE CZARS (John Grant)
12. Tangled Up In Blue - BOB DYLAN
13. Blue In Green - MILES DAVIS & JOHN COLTRANE
14. Blue Valentines - TOM WAITS
15. Little Blue Eyes - PALACE MUSIC (Bonnie 'Prince' Billy)
16. Blue Angel - ANTONY AND THE JOHNSONS

Bonus:

17. Blue - CAT POWER
18. Almost Blue (Live) - CHET BAKER

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martedì 29 giugno 2010

Fermatela! Abbattetela! Disintegratela!

No, non si fa così! Ma sta Iezza si prendesse la sorella ed entrambe andassero a bailar e a distruggere qualche canzone della Ciccone, cazzo! Non si rovina così un capolavoro! Vergogna!!!! ;)

lunedì 28 giugno 2010

Returnal

No, non sono diventato improvvisamente un fan dell'hypnagogic pop e l'unico motivo per cui è apparso fra i miei ultimi ascolti il nuovo lavoro di Daniel Lopatin (Oneohtrix Point Never) è che fra un mese circa uscirà un 7" della title track (Returnal) il cui lato A vedrà la reinterpretazione di Christian Fennesz e il lato B invece un'altra reinterpretazione questa volta invece ad opera del nostro Antony. E dunque mi debbo documentare preventivamente! :)

mercoledì 23 giugno 2010

O voi, amanti delle cover fatte da Peter Gabriel :)

Questa, nuovissima, effettivamente si salva solo per le finalità benefiche dell'operazione. Lo zio Tom non si coverizza!!!!!!!!!!!!!!! Giammai!!! :)

Peter Gabriel » Tom Waits from The Voice Project on Vimeo.

martedì 22 giugno 2010

Le pagelle del primo semestre (Finale)

Le ultime pagelle sono per i capo classe, ma che dico.. per i rappresentanti d'istituto! :) quelli cioè che se fossero stati vecchi vinili (ma in realtà di due ho comprato anche il vinile d'importazione, ma non ho dove farlo girare!) sarebbero già gracchianti e consumati dalla puntina, dunque quelli che valuterei.. fra l'ottimo e l'imprescindibbbile!! :)
Ma prima il riassunto omnicomprensivo in musica (praticamente tutti i 20 brani che ho linkato dal tubo) e va da se che chi avesse scaricato le precedenti compilations mensili li ha già tutti, anche se non ricompresi e miscelati in un unico potenziale CD :D).

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#3. Sam Amidon. I See The Sign


(Prendete un folk singer di quelli rigorosi ed ortodossi, poi mettetelo nelle mani di un compositore ed arrangiatore folle, sebbene non olandese -vero faseREM? ;)- e il risultato è qualcosa di sublime. Le orchestrazioni al limite del bislacco di Muhly infatti non appesantiscono ne rendono melensa e ridondante la scrittura di Amidon proprio perchè di suo è praticamente priva di linee melodiche. Un piccolo gioiello che presto sarà annoverato fra i classici!)


#2. Inlets. Inter Ambiter


(Opera prima ma già pienamente compiuta per questo giovane cantautore di Brooklyn di cui sono certo sentiremo parlare molto in futuro. Sicuramente la più grossa sorpresa musicale del primo semestre! La cosa che ti colpisce ascoltando questo disco e che nonostante è facile riconoscerci un mare di citazioni ed ispirazioni -dai Grizzly Bear a Rufus Wainwright, dai Radiohead ai Dirty Projectors, ma potrei continuare- alla fine ci si rende conto di come sia comunque un ascolto originale ed unico! Davvero eccelso! :D)


e last but not least, ma non credo qualcuno nutrisse dubbi in merito circa quale disco si trattasse..

#1. John Grant. Queen Of Denmark


(La Bella Union quest'anno non ha sbagliato un colpo, su questo siamo tutti d'accordo. Ma chi poteva aspettarsi un diamante splendente come questo? Io personalmente ero già rassegnato a non ascoltare più la sua fantastica voce, perchè dopo lo scioglimento dei The Czars sapevo che Grant era in una fase di depressione tendente all'autodistruzione, dunque 1000 grazie ai Midlake per avergli salvato la vita e a John Grant per queste meravigliose canzoni. Credo che il disco contenga almeno 6 o 7 potenziali singoli che in un mondo perfetto sarebbero in rotazione su tutte le radio, ma non essendo così temo che debba semplicemente accontentarsi di essere al #1 su almostblueinreverse! :D)


P.S.: Sempre nei commenti i links di questi 3 ultimi dischi..