mercoledì 10 marzo 2010

Le filastrocche degli elfi e il mito di Orfeo

Il mio iPod è definitivamente defunto, nel senso che s'è rotto il disco fisso e quindi avrei speso per ripararlo più o meno quanto sarebbe costato uno nuovo, quindi ero ormai deciso per una tecnologia più 'sdozza' (detto alla bolugnès), ma decisamente più economica. Fatto sta però che un'anima pia m'ha fatto trovare sotto il cuscino un iPod classic da 160 giga nuovo di zecca e io che pensavo che dopo tutti i casini che ho combinato nella vita non m'amasse più nessuno! Vabbè, bando alle ciancie, iPod nuovo, musica nuova, cominciando da..

Jònsi - Go


Secondo disco solista in due anni per Jòn Pòr Birgìsson (anche se a dire il vero il progetto 'Riceboy Sleeps' del 2009 era fatto a 4 mani col suo compagno di vita Alex Somers) e qui il buon Jònsi esplora a fondo un altro aspetto ricorrente della musica dei Sigur Ròs, non più l'elettronica ambient dello scorso anno, bensì quel pop un pò sghembo che comunque da sempre permea alcuni capitoli dell'opera del quintetto islandese. Non manca qualche ballad sinfonica decisamente cinematica (una cantata addirittura in inglese), ma per il resto il disco è fatto da una serie di filastrocche degli elfi, allegre e gioiose, in cui la sua voce da folletto giganteggia da par suo. Abum che direi perfetto per questa primavera, sebbene sbirciando fuori della finestra mi accorgo che di primavera ancora non c'è traccia alcuna, per cui il mio voto si ferma a un comunque lusinghiero 8.


Anais Mitchell - Hadestown

Questa invece è stata per me la più grossa sorpresa musicale dell'inizio 2010 e casualmente arriva più o meno nello stesso periodo in cui lo scorso anno giunse 'The Hazards of Love' dei Decemberists. Cito quel disco, non tanto per la somiglianza musicale quanto per una certa comunione concettuale. Anche qui ci troviamo infatti di fronte ad un'opera folk, ma rispetto a quella di Colin Meloy & Co., la Mitchell (e i suoi ospiti) riscrivono in chiave moderna l'epopea di Orfeo e il suo viaggio negli inferi per salvare l'anima della sua amata e defunta sposa Euridice. Album straconsigliato da chi vi scrive con la partecipazione straordinaria e continuativa di Ani Di Franco, Greg Brown, Justin Vernon (Bon Iver), The Haden Triplets e Ben Knox Miller (The Low Anthem) in cui il folk si mescola con una narrazione musicale di stampo Weill & Brecht e con richiami più o meno espliciti alla trilogia teatrale di Tom Waits (The Black Rider, Alice, Blood Money) che ne fanno, ripeto, il disco più sorprendente ascoltato in questi primi 70 giorni di 2010. Voto: 9+

10 commenti:

Lucien ha detto...

Mi tuffo su Anais Mitchell: me l'hai venduta molto bene! :-)

birdantony ha detto...

poi fammi sapere, ma penso non ti deluderà!

stu ha detto...

dai primavera,dai!

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

il disco di jonsi non mi ha convinto molto a un primo ascolto. però a un sigor ròs non posso non dare un'altra possibilità..

aldo ha detto...

mi aveva attratto molto la collaborazione con vernon, che tu sappia, a quando il nuovo di bon iver? lo si attende con ansia.
HELP!

SigurRos82 ha detto...

Jonsi no, non ce la posso fa'.

La Anais l'hai venduta bene sì :) Spero solo sia un po' meno 'eccessiva' dell'ultimo Decemberists, su cui mi sono espressa ormai diverse volte :D

birdantony ha detto...

decisamente meno eccessiva :) la cosa che accomuna di più i due dischi direi sia il fatto che ogni personaggio della storia sia interpretato da un unica voce: euridice (anais), orfeo (bon iver), e le creature infernali della città dell'Ade (hadestown) gli altri ospiti. e caro aldo no, non so quando esca il nuovo di vernon!!!!

angelus86 ha detto...

Il disco di Jònsi per me è diventato una droga. Che roba...

Maurizio Pratelli ha detto...

grandi dischi si

Anonimo ha detto...

link morto !!